museo

Percorso Museale

IL PERCORSO DEL MUSEO DEL PANE

Nella Sala 1 inizia il percorso di visita al Museo del pane rituale di Borore, con l’esposizione degli attrezzi necessari per lavorare la terra, aratro, zappe e vanghe, falci e falcetti, corredo del buon contadino. Uno spazio importante è dedicato al carro bororese, importante mezzo di trasporto agricolo, ancora in uso fino alla metà del secolo scorso.

Accanto al lavoro maschile una sezione di approfondimento è dedicata al “saper fare”delle donne, con una selezione di farine, presentate dentro sa conca e suighere, la conca in legno dove si lavorava l’impasto, a seguire l’esposizione degli intrecci, vari cestini e setacci ma anche alcuni tessuti con cui si avvolgeva il pane, e le conche in terracotta, tutti strumenti indispensabili per la panificazione.

Nella Sala 2 sono esposti i pani nuziali, provenienti da tutta la Sardegna, un’infinità di forme, elementi plastici e figurativi, che conferiscono a questa tipologia una forte valenza simbolica e una ricchezza decorativa in cui prende forma la festa e la ritualità. I pani diventano il racconto del proprio territorio e  della propria cultura, affidati alle sapienti mani delle panificatrici che utilizzando le farine migliori, caratterizzavano l’evento eccezionale, le nozze, con abilità e maestria, attraverso un fiorire di cuori, uccelli, fiori e figurazioni astratte, che si possono ammirare nelle vetrine dedicate al ciclo nuziale.

Nella Sala 3 sono ospitati i pani dedicati ai bambini, una tipologia codificata e più semplice che è possibile riassumere in tre forme, le più significative: i pani giocattolo, i pani dentarolo, i pani delle feste. Ovviamente si tratta sempre di forme pensate per divertire i bambini e stimolare la loro fantasia, oltre ad accrescere il piacere per il cibo.

Nella Sala 4 si trovano i pani processionali realizzati sempre con funzione votiva e celebrativa e comuni a molti centri della Sardegna. Tra i più caratteristici quello di Siurgus Donigala (CA), legato ad un rito ormai non più in uso, la festa de is bagadius, la festa dei non sposati, vietata nel 1952 per decisione ecclesiastica.

Caratterizzato da un ricco apparato scenografico formato da pani di varie forme e dimensioni, posizionati su una struttura a forma di croce.

Fino agli anni’60 del Novecento, in quasi tutti i paesi del Marghine si celebrava la “Festa del pane” in onore di San Marco, protettore dei campi coltivati. Il pane dedicato al Santo Evangelista, era ricco di valori simbolici e magico-religiosi, in un periodo, l’inizio della primavera, di speranza e attesa per il raccolto.

Tra la Sala 4 e la Sala 5, una piccola vetrina è dedicata al pane dei defunti che si confezionava per sottolineare il distacco dalla vita e la speranza di un’altra vita, e per suffragio dell’anima del defunto.

La Sala 6 è dedicata alle feste. Il pane festivo era speciale, perché era lo strumento con cui si sottolineava l’evento che poteva essere legato sia a ricorrenze famigliari, sia a feste legate all’intera collettività, come quelle patronali, il Natale  e il Capodanno, o ancora ai solstizi, alla Quaresima e alla Pasqua. Tipici delle feste erano i pani pintaus, pani decorati e con poco spessore, accomunati dal colore bianco e dall’impasto preparato con le farine migliori.

L’ultima Sala, la 7, è dedicata ai Santi taumaturghi e protettori, si tratta di pani particolari, votivi, preparati con funzione magico-religiosa e dedicati a quei Santi ritenuti guaritori di malattie come ad esempio, San Biagio, Santa Lucia, Sant’Agata e Sant’Antonio abate.

Accanto a questi il pane dell’aia, legato alla trebbiatura, veniva distribuito in grande quantità per propiziare un buon raccolto.